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Comunicati stampa Bocconi | 29/02/2008

Clandestini, dopo tre anni il 76% lavora

TASSI DI OCCUPAZIONE E ISTRUZIONE SONO PARAGONABILI A QUELLI DEGLI ITALIANI, MA GLI IRREGOLARI GODONO DI CONDIZIONI ABITATIVE DETERIORI, RIVELA LANALISI DI 38.000 CLANDESTINI ASSISTITI DAL NAGA DAL 2000 AL 2006

Gli immigrati “clandestini” hanno livelli di istruzione e tassi di occupazione (sebbene non regolare) paragonabili a quelli degli italiani, ma vivono in condizioni abitative lontanissime dagli standard nazionali secondo l’analisi del database dei 38.000 “clandestini” che si sono rivolti al Naga di Milano per ricevere assistenza medica dal 2000 al 2006, condotta da Carlo Devillanova dell’Università Bocconi di Milano insieme a due colleghi dello University College di Londra: Francesco Fasani e Tommaso Frattini.

Anche se sono ovviamente privi di un contratto di lavoro, a tre anni dall’arrivo in Italia il tasso di occupazione dei “clandestini” è del 76%, superiore sia a quello della popolazione italiana (58%), sia a quello della popolazione lombarda (67%). Se si considera l’intero campione (il 70% degli immigrati irregolari, quando compila il questionario Naga, è in Italia da meno di tre anni), il tasso di occupazione si attesta comunque a un notevole 58%, anche se nella metà dei casi il lavoro viene definito “saltuario”. Gli immigrati dall’Africa (sia settentrionale, sia subsahariana) sono i meno occupati.

Il dato sulla condizione lavorativa è in linea con quello sull’istruzione, che risulta paragonabile, se non migliore, a quello nazionale: il 10% dei “clandestini” ha un’istruzione universitaria e più del 50% ha frequentato almeno le scuole superiori.

Si nota una forte correlazione tra istruzione e occupazione, che passa con continuità dal 32,4% degli irregolari analfabeti al 65,6% di chi ha frequentato l’università.

La condizione di clandestino è una delle poche, secondo i dati rilevati dal Naga, che viene alleviata dal fatto di essere donne. Le donne costituiscono il 45% del campione, ma con forte variabilità a seconda della provenienza (si va dall’1% dell’Egitto al 77% dell’Ucraina), sono mediamente più istruite degli uomini, lavorano più spesso (62% contro il 55% maschile) e in modo più permanente (considerano la propria occupazione stabile il 60% delle donne che lavorano, contro il 37% degli uomini). L’età media delle irregolari è un po’ più alta di quella dei maschi: 34 anni contro 32.

La più grande emergenza, mostrano i dati, è abitativa, e anche in questo caso le donne godono di qualche vantaggio, se non altro per la frequente occupazione come collaboratrici domestiche o badanti che consente loro, nel 14% dei casi, di vivere presso il datore di lavoro, una percentuale che scende all’1% per gli uomini. All’8% di uomini (e 4% di donne) senza fissa dimora o che vive in insediamenti abusivi è da aggiungere la gran maggioranza dei “clandestini”, che vive in una situazione di sovraffollamento sconosciuta agli italiani: la media di occupanti per stanza è di 2,2 persone, contro le 0,7 della città di Milano.

Le rilevazioni sembrano confermare che quella di “clandestino” è una condizione transitoria per la gran parte degli immigrati “che, anche quando abbiano trovato un’occupazione”, afferma Pietro Massarotto, presidente del Naga, “devono tuttavia aspettare una sanatoria per potersi regolarizzare. L'analisi dimostra con evidenza come la principale carenza dell'attuale sistema sia costituita da un meccanismo legislativo preconcetto e macchinoso, che impedisce la regolarizzazione dei cittadini immigrati una volta che già si trovino sul territorio italiano. L'approccio restrittivo nega a soggetti di fatto già inseriti di ottenere il permesso di soggiorno, relegandoli nella clandestinità”.

“Della frequente transitorietà della condizione di clandestino dovrebbe tenere conto il decisore politico”, afferma Devillanova della Bocconi. “I provvedimenti presi nei confronti dei “clandestini” e delle loro famiglie sono destinati a ripercuotersi sul loro futuro di regolari”.

Il database di 38.000 “clandestini” su cui è stata condotta la ricerca è uno dei più ampi del mondo. Il Naga, un’associazione di volontariato fondata a Milano nel 1987, fornisce visite mediche a immigrati non in regola con il permesso di soggiorno e perciò non coperti dal Servizio sanitario nazionale. Al momento della prima visita viene chiesto ai “clandestini” di compilare un questionario con dati demografici e socio-economici.

TAB: 1 Condizione lavorativa per anni di permanenza - 2006

Anni di permanenza 0-1 1-2 2-3 3-4 4 o più
Occupati 38,4% 66,6% 71,9% 75,9% 59%
Disoccupati 60,1% 32,7% 26,8% 23,1% 40,1%
Inattivi 1,6% 0,7% 1,3% 1% 0,9%

TAB. 2 Condizione lavorativa per area di provenienza - 2006

  Europa Asia Nordafrica Africa subsahariana America Latina
Occupati 60,8% 62,6% 53,6% 29,6% 64,7%
Disoccupati 37,8% 36,5% 46% 67,5% 33,9%
Inattivi 1,5% 0,9% 0,3% 3% 1,4%

TAB. 3 Istruzione, comparazione Naga-popolazione italiana

    Naga 2006     Italia 2001  
  Totale (15-64) 25-34 anni 35-44 anni Totale (15-64) 25-34 anni 35-44 anni
Analfabeta 3,8% 3,2% 3,7% 0,7% 0,4% 0,5%
Elementare 10,1% 9,6% 10,1% 18,8% 4,8% 9,7%
Media 32,1% 30% 29,8% 37,1% 36,6% 41,2%
Superiore 44,3% 46% 44,6% 34,6% 45,9% 37,3%
Università 9,7% 11,1% 11,8% 8,8% 12,3% 11,3%

TAB. 4 Condizione lavorativa e livello di istruzione - 2006

  Analfabeta Elementari Medie Superiori Università
Occupati 32,4% 46,2% 55,8% 63,3% 65,6%
Disoccupati 66,5% 52,3% 42,8% 35,6% 34,2%
Inattivi 1,1% 1,5% 1,4% 1,2% 0,2%

TAB. 5 Tipologia di abitazione per genere - 2006

  Donne Uomini Totale
Affitto 81,9% 91,1% 87%
C/o datore 13,7% 1,1% 6,8%
Senza fissa dimora 4,4% 7,8% 6,3%

Fabio Todesco
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