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| 03/09/2009

Castells: Comunicazione, potere e killeraggio politico

ESCE DOMANI "COMUNICAZIONE E POTERE" DI MANUEL CASTELLS, UNA RIFLESSIONE SULLA POLITICA MEDIATICA NELL'ET DELL'INFORMAZIONE

Da quando, ragazzino, distribuiva volantini antifranchisti nei cinema di Barcellona, Manuel Castells ha capito che “il potere è basato sul controllo della comunicazione e dell’informazione”. Da allora in poi il sociologo catalano ha partecipato a gran parte dei movimenti sociali dell’ultimo mezzo secolo, vivendo e osservando la lotta per conquistare le menti delle persone e gli arsenali messi in campo a questo fine. Ha analizzato il rapporto tra comunicazione e potere fino a essere definito dal Financial Times, pochi giorni fa, “il Marshall McLuhan dei nostri tempi”.

In Comunicazione e potere (Università Bocconi editore, 2009, 693 pagine, 34,50 euro) Castells rivela la dimensione politica di chat, blog, peer-to-peer, sms, instant messaging e social network elettronici, spiegando perché le regole della politica mediatica non possono che portare al killeraggio politico, un'espressione da lui introdotta anni fa. “Il potere è più che comunicazione”, concede, “ma il potere si fonda sul controllo della comunicazione, come il contropotere dipende dall’infrangere quel controllo”.

Il suo discorso si fa immediatamente concreto con l’analisi del potere e della comunicazione nella moderna società in rete, “una struttura sociale costruita intorno a (ma non determinata da) reti digitali di comunicazione”. Anche se i poteri si organizzano essi stessi in reti e mirano al controllo dei nuovi mezzi di comunicazione, internet e le tecnologie mobili hanno reso possibile quella che Castells definisce autocomunicazione di massa. Per la prima volta nella storia, grazie al potere moltiplicativo dei passaggi tra reti sociali connesse, la voce di attori estranei all’establishment può raggiungere un pubblico paragonabile a quello dei mass media e innescare la mobilitazione politica. A questa possibilità, e alla sua salvaguardia, Castells dedica la sua opera più significativa dai tempi della trilogia L’età dell’informazione.

Dell’autocomunicazione di massa si sono avvalsi, nel recente passato, i promotori di politiche insorgenti (di cambiamento) come Barack Obama, il movimento ambientalista o quello che si è creato, in Spagna, all’indomani degli attentati dell’11 marzo 2004, quando il governo spagnolo tentò di incolpare i separatisti baschi dell’Eta a fini elettorali. Dimostrando precisione certosina e infaticabile capacità di lettura e gestione di materiali che spaziano dalla politica al business, dalla comunicazione alle neuroscienze, dalla tecnologia alle dinamiche sociali, Castells ricostruisce nel dettaglio le vicende dei tre movimenti, mettendo in luce la centralità delle scelte comunicative legate alle reti.

Castells è altrettanto rigoroso nelle sezioni dedicate alla ricostruzione delle intricate reti di potere e di comunicazione dei nostri tempi (con un’approfondita analisi della disinformazione che ha reso accettabile l’invasione dell’Iraq) e dei condizionamenti che i mezzi di comunicazione impongono alla politica, fino a trasformarla in una “politica mediatica”.

Individua il rischio maggiore nell’appropriazione di internet da parte del potere (con i casi delle diverse strategie di controllo di Russia e Cina) e da parte delle imprese, che perseguono una strategia di “mercificazione della libertà: recintare i beni comuni della comunicazione libera e mettere in vendita l’accesso alle reti di comunicazione globale chiedendo in cambio alla gente che ceda la propria privacy e diventi bersaglio della pubblicità (...) È per questo forse che i movimenti sociali più decisivi della nostra epoca sono esattamente quelli che mirano a preservare internet libera, libera tanto dai governi quanto dalle aziende, perché ritagliano uno spazio di autonomia comunicazionale che costituisce il fondamento del nuovo spazio pubblico nell’Età dell’Informazione”.

LEGGI il paragrafo sul killeraggio politico: "Licenza di uccidere: la politica dell'aggressione"

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